Ogm: il grande fallimento
articolo di Gabriella Meroni, del 19/04/2004
per gentile concessione di www.vita.it

rif. 270404-270404
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Dal Sud America alla Gran Bretagna, marcia indietro delle aziende biotech. In Argentina le colture sterilizzano i terreni, a Londra nessuno vuole più investire in ogm...

« L'avventura sudamericana nel mondo delle colture transgeniche si sta rapidamente trasformando in un vero e proprio incubo: il caso più eclatante è l'Argentina, dove l'uso indiscriminato di erbicidi sta rapidamente distruggendo le colture confinanti a quelle geneticamente modificate e comincia a farsi sentire anche sulla salute della popolazione locale.

L'allarme è stato lanciato dal settimanale britannico New Scientist, che in un lungo articolo nell'edizione di questa settimana descrive uno scenario che assomiglia sempre di più a una piaga provocata dalle colture transgeniche. In Argentina, le prime colture geneticamente modificate (quelle di soia resistente agli erbicidi) sono state piantate alla fine degli anni Novanta, ma oggi - a distanza di circa 15 anni - i terreni utilizzati rischiano di diventare inutilizzabili proprio a causa degli erbicidi.

Nel 2002, scrive il New Scientist, quasi la metà dei terreni fertili del Paese, cioé 11,6 milioni di ettari, è stata usata per la coltivazione della soia, quasi tutta transgenica. Per gli agricoltori argentini, dedicare i terreni ad un solo tipo di coltivazione significa eliminare le erbacce in un colpo solo con un singolo prodotto.
La realtà, però, è più complessa, come hanno imparato gli agricoltori sudamericani. Per eliminare i semi della stagione precedente, infatti, bisogna utilizzare un erbicida diverso e se lo stesso campo viene usato per una determinata coltura nell'arco di varie stagioni le erbacce resistenti all'erbicida principale invadono il terreno.
Per questo, sottolinea la rivista, gli agricoltori sono costretti a far fronte a questo problema con crescenti quantità di erbicidi, che "distruggono le coltivazioni confinanti" e provocano "problemi alla salute della popolazione". Gli abitanti di un villaggio rurale confinante con una coltivazione transgenica hanno riportato gonfiore agli occhi, sulle braccia e sulle gambe. "Le coltivazioni di soia transgenica sono diventate un incubo per l'Argentina - ha commentato oggi Ben Ayliffe, che si batte per la tutela dell'ambiente sotto la bandiera di Greenpeace -. Nonostante le promesse, gli agricoltori stanno usando crescenti quantità di erbicidi, avvelenando il terreno e danneggiando la salute della popolazione".

Mentre gli agricoltori argentini cercano di correre ai ripari, nel Regno Unito è precipitato il numero di società disposte ad investire in un settore ritenuto ancora ad alto rischio. Quest'anno, infatti, tutte le aziende di biotecnologia tranne una hanno rinunciato a sperimentare le colture transgeniche. Da un picco di 159 richieste di autorizzazione per realizzare queste prove nella stagione 2000-2001, nel 2001-2002 si è passati a quota 140, nel 2002-2003 a 42 e nel 2003-2004 ad appena una. Di fronte allo scetticismo dei consumatori e nonostante l'entusiasmo del governo, hanno battuto in ritirata multinazionali come la Novartis, già due anni fa, e poi la Aventis e la Bayer. »

articolo di Gabriella Meroni, del 19/04/2004
per gentile concessione di www.vita.it

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Mauro Caminiti, grafologo giudiziario, perito grafico, CTU Daniela Vecchi, grafologo giudiziario, perito grafico, CTU
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