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Le origini contraffatte
del Nuovo Testamento

di Tony Bushby
da Nexus Magazine, Vol. 14, Num. 4 (June - July 2007), traduzione di XmX
Nexus Magazine e Nuovomondo di XmX - tutti i diritti riservati

parte I
rif. 050907-060907

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Breve nota di XmX

Quando ho letto per la prima volta questo articolo su Nexus Magazine mi è quasi preso un colpo...  Una cosa come questa, chiara e documentatissima, gli Italiani che non conoscono l'Inglese non la leggeranno mai...  E così l'ho tradotta.  Non per spirito anticlericale - ce n'è già abbastanza di notizie vergognose sulla Chiesa - ma perché il pezzo può davvero liberare la mente da tante sciocchezze, e può aiutarci a recuperare il vero senso del divino, e una immagine del Cristo più vera.  Buona lettura.

XmX                        


 

Le origini contraffatte del Nuovo Testamento
di Tony Bushby, da
Nexus Magazine

 

Cosa la Chiesa non vuole che tu sappia

È stato spesso enfatizzato il fatto che la Cristianità è diversa da ogni altra religione, poiché essa è tale per indiscutibili eventi accaduti entro un breve periodo di tempo, circa 20 secoli fa.  Quelle storie sono presentate nel Nuovo Testamento e, come le nuove prove dimostrano, diverrà chiaro che esse non rappresentano la realtà storica.  La Chiesa è d'accordo, dicendo:
"Le nostre fonti documentali di conoscenza sulle origini della Cristianità e i suoi recenti sviluppi, sono principalmente le Scritture del Nuovo Testamento, l'autenticità delle quali noi dobbiamo, in larga misura, ritenere per certa." (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. iii, p. 712)

La Chiesa fa straordinarie ammissioni sul suo Nuovo Testamento.  Per esempio, quando discute l'origine di quelle scritture, "il più eminente corpo di opinioni accademiche mai assemblato" (Catholic Encyclopedias, Preface), ammette che i Vangeli "non risalgono al primo secolo dell'era Cristiana" (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. vi, p. 137, pp. 655-6).  Questa affermazione è in conflitto con le asserzioni del clero che i primi Vangeli furono progressivamente scritti nei decenni successivi alla morte di Gesù Cristo.  In una annotazione a parte, la Chiesa aggiunge che "i più remoti manoscritti ancora esistenti [del Nuovo Testamento], in effetti, non è più antica della metà del quarto secolo dopo Cristo" (Catholic Encyclopedia, op. cit., pp. 656-7).  Vale a dire, qualcosa come 350 anni dopo il tempo in cui la Chiesa afferma che un Gesù Cristo ha camminato sulle sabbie della Palestina, e qui la vera storia delle origini Cristiane scivola in uno dei più grandi buchi neri della storia.  C'è comunque una ragione perché non c'erano Nuovi Testamenti fino al quarto secolo: essi non erano stati scritti fino ad allora, e qui noi troviamo la prova della più grande errata rappresentazione di tutti i tempi.

Fu il britannico Flavio Costantino (Costantino, originariamente Custennyn or Custennin) (272-337) che autorizzò la compilazione delle scritture ora chiamate Nuovo Testamento.  Dopo la morte di suo padre nel 306, Costantino divenne Re di Britannia, Gallia e Spagna, e poi, dopo una serie di battaglie vittoriose, Imperatore dell'Impero Romano.  Gli storici Cristiani danno poco o nessun conto dei tumulti del tempo e sospendono Costantino nell'aria, libero da tutti gli eventi che avvengono attorno a lui.  In verità, uno dei maggiori problemi di Costantino erano il disordine incontrollabile fra i sacerdoti e le loro fedi in numerosi dei.
La maggior parte degli scrittori Cristiani dei nostri giorni sopprime la verità sullo sviluppo della loro religione e nasconde gli sforzi di Costantino di frenare il carattere disdicevole dei presbiteri che oggi chiamiamo "Padri della Chiesa" (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. xiv, pp. 370-1).  Essi erano "impazziti", egli disse (Life of Constantine, attribuito a Eusebius Pamphilius di Caesarea, c. 335, vol. iii, p. 171; I Padri Nicenei e Post-Nicenei, citati come N&PNF, attribuito a S. Ambrogio, Rev. Prof. Roberts, DD, e Principal James Donaldson, LLD, editors, 1891, vol. iv, p. 467).  Il "peculiare tipo di oratoria" da essi esposta era una sfida alla composizione di un ordine religioso (The Dictionary of Classical Mythology, Religion, Literature and Art, Oskar Seyffert, Gramercy, New York, 1995, pp. 544-5).  Antichi documenti rivelano la vera natura dei presbiteri, e la scarsa considerazione nella quale essi erano tenuti è stata abilmente soppressa dai moderni storici della Chiesa. In realtà essi erano: "...i più rozzi individui, insegnanti strani paradossi.  Essi dichiaravano apertamente che soltanto un ignorante era adatto ad ascoltare i loro discorsi ... essi non si presentavano mai nei circoli dei più saggi e dei migliori, ma sempre avevano cura di intromettersi fra l'ignorante e l'incolto, girovagando attorno per raggirare [qualcuno] in fiere e mercati ... essi infioravano i loro poveri libri con il grasso di vecchie favole ... e ancor meno si facevano comprendere ... e scrivevano assurdità sulla pergamena ... [and still be doing, never done.]" (Contra Celsum, Origene di Alessandria, c. 251, Bk I, p. lxvii, Bk III, p. xliv, passim)

Gruppi di presbiteri avevano elaborato "molti dèi e molti signori" (1 Cor. 8:5) ed esistevano numerose sette, ognuna con differenti dottrine (Gal. 1:6).  Gruppi di presbiteri si scontravano sugli attributi dei loro vari dèi, e "un altare era contro un altro altare" nel competersi l'ascolto del pubblico (Optatus di Mileve, 1:15, 19, inizio del quarto secolo).  Dal punto di vista di Costantino, c'erano diverse fazioni che dovevano essere soddisfatte, ed egli si propose di sviluppare una religione onnicomprensiva durante un periodo di disordine irriverente.  In un era di grossolana ignoranza, con nove decimi della popolazione dell'Europa di analfabeti, la stabilizzazione di fazioni religiose dissidenti era solo uno dei problemi di Costantino.  La facile generalizzazione, che così tanti storici sono pronti a ripetere, che Costantino "abbracciò la religione Cristiana" e successivamente garantì la "tolleranza ufficiale" è "contraria al fatto storico" e dovrebbe essere cancellata per sempre dalla nostra letteratura (Catholic Encyclopedia, Pecci ed., vol. iii, p. 299, passim).  Semplicemente, non c'era una religione Cristiana al tempo di Costantino, e la Chiesa ammette che la favola della sua "conversione" e "battesimo" è "interamente leggendaria" (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. xiv, pp. 370-1).
Costantino "non acquisì mai una solida conoscenza teologica" e "dipese pesantemente dai suoi consiglieri nelle questioni religiose" (Catholic Encyclopedia, New Edition, vol. xii, p. 576, passim).  Secondo Eusebio [di Cesarea] (260-339), Costantino notò che fra le fazioni dei presbiteri "la discordia era assai grave, e fu necessaria una azione vigorosa per stabilire una situazione più religiosa", ma egli non fu in grado di portare ad un accordo fra le fazioni religiose rivali (Life of Constantine, op. cit., pp. 26-8).  I suoi consiglieri lo avvisarono che le religioni dei presbiteri erano "destituite di fondamento" e necessitavano di una stabilizzazione ufficiale (ibid.).

Costantino in questo confuso sistema di dogmi frammentari vide l'opportunità di creare una nuova e unita religione di Stato, neutrale nel concetto, e protetta dalla legge.  Quando egli conquistò l'Est nel 324, inviò il suo consigliere religioso Spagnolo, Osio di Cordova, ad Alessandria con missive ai diversi vescovi, esortandoli a far pace fra loro.  La missione fallì e Costantino, probabilmente su suggerimento di Osio, emise allora un decreto comandando a tutti i presbiteri e ai loro subordinati "di montare su asini, muli e cavalli di pubblica proprietà, e mettersi in viaggio fino alla città di Nicea" nella provincia Romana di Bitinia, in Asia Minore.  Gli fu detto di portare con loro le testimonianze che essi proclamavano alle folle, "avvolte nel cuoio" per proteggerle nel lungo viaggio, e consegnarsi a Costantino al loro arrivo a Nicea (The Catholic Dictionary, Addis and Arnold, 1917, "Council of Nicaea" annotazione).  Le loro scritture ammontavano a "in tutto, duemiladuecentotrentuno rotoli fra storie leggendarie di dèi e salvatori, insieme con una versione scritta delle dottrine da essi proclamate" (Life of Constantine, op. cit., vol. ii, p. 73; N&PNF, op. cit., vol. i, p. 518).

Il Primo Concilio di Nicea e i "documenti perduti"

Così, la prima assemblea ecclesiastica della storia fu raccolta, ed è oggi conosciuta come il Concilio di Nicea.  Fu un evento bizzarro, che fornì molti dettagli del primo pensiero ecclesiastico, e da' una chiara raffigurazione del clima intellettuale prevalente a quel tempo.  Fu in quell'assemblea che nacque la Cristianità, e le conseguenze delle decisioni prese allora sono difficili da calcolare.  Circa quattro anni prima di presiedere il Concilio, Costantino era stato iniziato all'ordine religioso del Sol Invictus uno dei due floridi culti che riguardavano il Sole come unico e Supremo Dio (l'altro era il Mitraismo).  A causa della sua adorazione del Sole, egli ordinò ad Eusebio di convocare la prima di tre sessioni nel solstizio d'estate, il 21 Giugno del 325 (Catholic Encyclopedia, New Edition, vol. i, p. 792), e fu "tenuta in una sala nel palazzo di Osio" v(Ecclesiastical History, Bishop Louis Dupin, Paris, 1686, vol. i, p. 598).  In un resoconto degli atti del conclave dei presbiteri radunati a Nicea, Sabin, Vescovo di Eraclea, che era nel pubblico, disse, "Eccetto Costantino stesso e Eusebio Panfilio, essi erano un gruppo di illetterati, creature semplici che non comprendevano nulla" (Secrets of the Christian Fathers, Bishop J. W. Sergerus, 1685, ristampa del 1897).
Questa è un'altra chiara confessione dell'ignoranza e della credulità acritica dei primi ecclesiastici.  Il Dr. Richard Watson (1737-1816), uno storico Cristiano disilluso e ex Vecovo di Llandaff nel Galles (1782), si riferisce ad essi come "un insieme di idioti farfuglianti" (An Apology for Christianity, 1776, ristampa del 1796; anche, Theological Tracts, Dr Richard Watson, "On Councils" annotazione, vol. 2, London, 1786, ristampa corretta del 1791).  Dalla sua approfondita ricerca sui concili della Chiesa, il Dr. Watson concluse che "il clero al Concilio di Nicea era tutto sotto il potere del diavolo, e l'accordo fu raggiunto dalla più bassa marmaglia, e favorì la più spregevole abominazione" (An Apology for Christianity, op. cit.).  Quel puerile gruppo di uomini fu il responsabile dell'inizio di una nuova religione e della creazione teologica di Gesù Cristo.
La Chiesa ammette che elementi vitali degli atti di Nicea sono "stranamente assenti dai canoni" (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. iii, p. 160).  Vedremo tra poco cosa è accaduto a tali parti.  Comunque, secondo i documenti superstiti, Eusebio "occupava il primo seggio alla destra dell'imperatore e fece il discorso inaugurale a suo beneficio" (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. v, pp. 619-620).  Non c'erano presbiteri Britannici al concilio, ma molti delegati Greci.  "Settanta vescovi orientali" rappresentavano le fazioni asiatiche, e un piccolo numero proveniva da altre aree (Ecclesiastical History, ibid.).  Cecilio di Cartagine aveva viaggiato dall'Africa, Paphnutius di Tebe dall'Egitto, Nicasio di Digione dalla Gallia, Donnus di Stridon proveniente dalla Pannonia.

Fu a quella puerile assemblea, e con così tanti culti rappresentati, che un totale di 318 "vescovi, preti, diaconi, suddiaconi, accoliti ed esorcisti" si radunarono a discutere e decidere su un sistema di fede unificato che contemplasse un solo dio (An Apology for Christianity, op. cit.).  Da quel momento, un enorme assortimento di "testi primitivi" (Catholic Encyclopedia, New Edition, "Gospel and Gospels") circolò fra i presbiteri che peroravano una gran varietà di dèi e dee orientali e occidentali: Jove, Jupiter, Salenus, Baal, Thor, Gade, Apollo, Juno, Aries, Taurus, Minerva, Rhets, Mitra, Theo, Fragapatti, Atys, Durga, Indra, Nettuno, Vulcano, Kriste, Agni, Croesus, Pelides, Huit, Hermes, Thulis, Thammus, Eguptus, Iao, Aph, Saturno, Gitchens, Minos, Maximo, Hecla e Phernes (God's Book of Eskra, anon., ch. xlviii, paragraph 36).
Fino al Primo Concilio di Nicea l'aristocrazia Romana adorava principalmente due dei Greci, Apollo e Zeus, ma la gran massa del popolo idolatrava Giulio Cesare o Mitra (la versione romanizzata della deità Persiana Mitra).  Cesare era stato deificato dal Senato Romano dopo la sua mote (15 Marzo 44 AC) e successivamente aveva venerato "il Divino Giulio".  Al suo nome fu aggiunta la parola "Salvatore", che significava letteralmente "colui che sparge il seme", cioè era un dio fallico.  Giulio Cesare era acclamato come "Dio resosi manifesto e Salvatore dell'intero genere umano" (Man and his Gods, Homer Smith, Little, Brown & Co., Boston, 1952).  L'imperatore Nerone (54-68), il cui nome originario era Lucio Domizio Enobarbaro (37-68), fu immortalato sulle sue monete come "Salvatore dell'umanità" (ibid.).  Il Divino Giulio come Salvatore Romano e "Padre dell'Impero" fu considerato "Dio" dal basso popolo per più di 300 anni.  Egli era la divinità in qualcuno dei testi dei presbiteri occidentali, ma non era riconosciuto dalle scritture levantine o orientali.

L'intento di Costantino a Nicea era di creare un dio interamente nuovo per il suo impero, il quale avrebbe unito tutte le sette religiose sotto una sola deità.  Ai presbiteri fu chiesto di dibattere e decidere chi sarebbe stato il loro nuovo dio.  I delegati discussero tra loro, esprimendo le proprie ragioni per l'inclusione di particolari scritture che promuovevano le migliori peculiarità della propria deità.  Per tutto il tempo dell'assemblea, le fazioni urlanti erano immerse in accesi dibattiti, e furono proposti i nomi di 53 dèi per essere discussi.  "Tuttavia nessun Dio fu scelto dal concilio, e così essi votarono su quel punto...  Le votazioni durarono un anno e cinque mesi..." (God's Book of Eskra, Prof. S. L. MacGuire's translation, Salisbury, 1922, chapter xlviii, paragraphs 36, 41).
Al termine di quel periodo, Costantino ritornò all'assemblea per scoprire che i presbiteri non si erano accordati su nessuna nuova divinità, ma dalle votazioni era scaturita la candidatura di cinque possibilità: Cesare, Krishna, Mitra, Horus e Zeus (Historia Ecclesiastica, Eusebius, c. 325).  Costantino era lo spirito che dettava le regole a Nicea, e decise di dar loro un nuovo dio.  Per coinvolgere la fazione Britannica decise che il nome del grande dio druidico Hesus, fosse congiunto con quello del dio salvifico degli Orientali, Krishna (Krishna è la parola Sanscrita per Cristo), e così Hesus Krishna sarebbe stato il nome ufficiale del nuovo dio Romano.  Fu con una votazione per alzata di mano (167 voti contro 157) che entrambe le divinità divennero un unico Dio.  Seguendo una antica consuetudine pagana, Costantino utilizzò la riunione ufficiale e l'apoteosi Romana per decretare legalmente la glorificazione di due divinità come una sola, e lo fece col consenso democratico.  Un nuovo dio fu proclamato e "ufficialmente" ratificato da Costantino (Acta Concilii Nicaeni, 1618).  Quell'atto puramente politico di deificazione effettivamente e legalmente piazzò Hesus e Krishna fra gli dèi Romani, come uno individuale e composito.  Questa astrazione era adatta alla vita mondana, a dottrine amalgamate per la nuova religione dell'Impero.  E poiché fino a circa il nono secolo non esistette la lettera "J", solo successivamente il nome evolse in "Jesus Christ".

Come furono creati i Vangeli

Costantino quindi ordinò a Eusebio di organizzare la compilazione di una raccolta uniforme di nuove scritture, sviluppate dagli aspetti principali dei testi religiosi che erano stati presentati al concilio.  Le sue istruzioni furono: "Cercate in questi libri, e se c'è del buono tenetelo, ma se qualunque cosa che sia cattiva, gettatela via.  Ciò che è buono in un libro, unitelo a ciò che c'è di buono in un altro libro.  E qualsiasi cosa sia così messa assieme dovrà essere chiamato 'Il Libro Dei Libri'.  Ed esso dovrà essere la dottrina del mio popolo, che io affiderò a tutte le nazioni, le quali non dovranno più farsi guerra per fini religiosi." (God's Book of Eskra, op. cit., chapter xlviii, paragraph 31).

"Fai che si meraviglino" disse Costantino, e "i libri verranno scritti di conseguenza" (Life of Constantine, vol. iv, pp. 36-39).  Eusebio amalgamò le "favole leggendarie di tutte le dottrine religiose del mondo messe assieme come una sola", basandosi sui miti degli dèi tratti dai manoscritti dei presbiteri.  Fondendo le storie divine soprannaturali di Mitra e Krishna con le credenze dei Caldei Britannici, unì assieme efficacemente le orazioni dei presbiteri Orientali e Occidentali "a formare un nuovo credo universale" (ibid.).  Costantino riteneva che la raccolta amalgamata di miti avrebbe unito le varie e opposite fazioni religiose sotto una narrazione rappresentativa.  Allora Eusebio dispose che gli scribi producessero "cinquanta sontuose copie ... scritte su pergamena in modo leggibile, e in una comoda forma portatile, da scribi professionali pienamente esperti della loro arte" (ibid.).  "Questi ordini," dice Eusebio "sono stati seguiti dalla immediata esecuzione del lavoro stesso ... gli abbiamo inviato [a Costantino] i volumi rilegati magnificamente e con cura, in forma ripiegata a tre e quattro pieghe" (Life of Constantine, vol. iv, p. 36).  Essi erano le "Nuove Testimonianze", e questa è la prima menzione (c. 331) del Nuovo Testamento nei documenti storici.
Con i suoi ordini eseguiti, Costantino allora decretò che le Nuove Testimonianze da allora in poi sarebbero state chiamate la "parola del Dio Salvatore Romano" (Life of Constantine, vol. iii, p. 29) e inviate d'ufficio a tutti i presbiteri predicanti dell'Impero Romano.  Egli quindi ordinò che tutti i primi manoscritti e gli atti del concilio fossero "bruciati" e dichiarò che "ogni uomo trovato a nascondere scritture dovrà essere strappato dalle sue spalle" (cioè impiccato) (ibid.).  Come dimostra il documento, le scritture presbiteriane precedenti il Concilio di Nicea non esistono più, tranne qualche frammento superstite.
Sono sopravvissuti anche alcuni atti del concilio, ed essi procurano allarmanti ramificazioni per la Chiesa.  Qualche vecchio documento dice che il Primo Concilio di Nicea terminò a metà Novembre del 326, mentre altri dicono che la lotta per fissare un dio fu così feroce che si protrasse "per quattro anni e sette mesi" dal suo inizio nel Giugno del 325 (Secrets of the Christian Fathers, op. cit.).  Senza curarci di quando esso finì, la brutalità e violenza che lo circondò furono nascoste sotto il lucente titolo "Grande e Santo Sinodo", assegnato all'assemblea dalla Chiesa nel 18° secolo.  I Primi Ecclesiastici, comunque, espressero un'opinione diversa.

Il Secondo Concilio di Nicea nel 786-87 biasimò il Primo Concilio di Nicea come "un sinodo di stupidi e folli" e cercò di abrogare "decisioni prese da uomini con cervelli turbati" (History of the Christian Church, H. H. Milman, DD, 1871).  Se poi ci si prende la briga di leggere i documenti del Secondo Concilio di Nicea, e nota gli accenni a "vescovi spaventati" e i "soldati" necessari a "acquietare i comportamenti", la dichiarazione "stupidi e folli" apparirà sicuramente un esempio del [modo di dire] 'senti chi parla!'.
Costantino morì nel 337, e lo sviluppo di molte di quelle che ora erano chiamate credenze neo-pagane in un nuovo sistema religioso, aveva portato molti convertiti.  Più tardi gli scrittori della Chiesa lo descrissero come "il grande campione della Cristianità" che gli diede "status legale come la religione dell'Impero Romano" (Encyclopedia of the Roman Empire, Matthew Bunson, Facts on File, New York, 1994, p. 86).
I documenti storici svelano che questo è inesatto, fu l' "interesse personale" che lo guidò a creare la Cristianità (A Smaller Classical Dictionary, J. M. Dent, London, 1910, p. 161).  Tuttavia essa non fu chiamata "Cristianità" fino al 15° secolo (How The Great Pan Died, Professor Edmond S. Bordeaux [Vatican archivist], Mille Meditations, USA, MCMLXVIII, pp. 45-7).
Ne corso dei secoli successivi, le "Nuove Testimonianze" di Costantino furono espanse, furono aggiunte "interpolazioni" e incluse altre scritture (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. vi, pp. 135-137; also, Pecci ed., vol. ii, pp. 121-122).  Per esempio, nel 397 Giovanni Crisostomo [detto] "bocca-d'oro", riorganizzò le scritture di Apollonio di Tiana, un saggio vagante del primo secolo, rendendole parte delle Nuove Testimonianze (Secrets of the Christian Fathers, op. cit.).  Il nome latinizzato di Apollonio Paolo, (A Latin-English Dictionary, J. T. White and J. E. Riddle, Ginn & Heath, Boston, 1880), e la Chiesa oggi chiama quelle scritture le Epistole di Paolo. Il servitore personale di Apollonio, Damis, uno scriba Assiro, è il Dema nel Nuovo Testamento (2 Tim. 4:10).

La gerarchia della Chiesa conosce la verità sull'origine delle sue Epistole.  Il Cardinale Bembo (-1547), segretario del Papa Leone X (-1521), raccomandò al suo collega Cardinale Sadoleto di trascurarle, dicendo "getta via queste sciocchezze, per tali assurdità [egli] non è divenuto un uomo degno; essi furono introdotti sulla scena successivamente da una astuta voce dal cielo" (Cardinal Bembo: His Letters and Comments on Pope Leo X, A. L. Collins, London, 1842 reprint).  La Chiesa ammette che quelle Epistole di Paolo sono contraffatte, dicendo, "Perfino le Epistole autentiche erano assai interpolate al fine di rafforzare la visione personale dei loro autori" (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. vii, p. 645).  Similmente, San Geremia (-420) dichiarò che gli Atti degli Apostoli, il quinto libro del Nuovo Testamento, fu anche "falsamente scritto" ("The Letters of Jerome", Library of the Fathers, Oxford Movement, 1833-45, vol. v, p. 445)

(continua...)


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Mauro Caminiti, grafologo giudiziario, perito grafico, CTU Daniela Vecchi, grafologo giudiziario, perito grafico, CTU
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