lettera aperta di scienziati
contro l'elettrosmog
di XmX
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rif. 140501-171005

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premessa  (di XmX)

Insomma, le onde elettromagnetiche fanno male o no?   Gli scienziati non sembrano essere d'accordo.   In seguito alle polemiche sulla Radio Vaticana, un gruppo di scienziati inviò una lettera aperta al Presidente della Repubblica, - primo firmatario Tullio Regge - nella quale si dichiaravano "destituiti di ogni fondamento scientifico" gli allarmi sui tumori provocati dall’elettrosmog, e la lettera fu prontamente pubblicata da L’Osservatore Romano.   Però un altro gruppo di uomini di scienza ha reagito con un contro-appello, accusando i primi di sostenere gli interessi delle industrie, e invocando il principio di precauzione.   Chi ha ragione?   Il testo della prima lettera è scontato, invece la replica apre autorevolmente su scenari inquietanti ed interessi occulti.   Qui riporto la seconda lettera.   A mio modestissimo parere sarebbe il caso di prestare orecchio alle argomentazioni ivi espresse.   Per documentarsi approfonditamente sull'elettrosmog, vedere la sezione "per saperne di più" alla fine della pagina.

XmX                    


il testo della lettera

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

In risposta a Tullio Regge, Franco Battaglia, Argeo Benco, Franco Corazza, Renato A. Ricci.

Chiunque si pone come arbitro in materia di conoscenza
è destinato a naufragare nella risata degli dei.

Albert Einstein

Ha sorpreso la notizia della lettera di scienziati italiani inviata al Presidente della Repubblica per contestare l'applicazione del principio di precauzione alla protezione della popolazione dai campi elettromagnetici.
Letta la lettera, i sottoscritti ritengono doveroso rispondere e rappresentare al Capo dello Stato quanto segue.

I - Precedenti
La storia contemporanea mostra almeno due casi di fenomeni la cui pericolosità è stata alla fine riconosciuta e i cui effetti, altamente nocivi, sono stati per decenni negati:
- i detriti nucleari;
- i cibi per zootecnia costituiti di farine animali.

II - Lobbies e correttezza deontologica
Dopo il progetto Manhattan [realizzazione della bomba atomica - nota di XmX] la scienza si è abituata a convivere con l'industria e a riceverne finanziamenti. Ora però si assiste alla trasformazione di scienziati in "informatori scientifici", con la differenza che gli informatori scientifici professionisti dichiarano il loro intento commerciale e, quando informano, non possono indossare l'abito dello scienziato per non indurre in errore il consumatore.

III - Quali riferimenti scientifici?
La lettera in questione non cita articoli scientifici, ma solo il rapporto di una commissione dell'associazione professionale dei fisici americani, che non è un istituto scientifico, ma appunto una associazione professionale.
A parte questo, la lettera cita una dichiarazione di un incaricato della OMS, non specificato, dal contenuto fuorviante. La dichiarazione è infatti in contrasto con quanto stabilito dalla III Conferenza Internazionale Ambiente e Salute della OMS (Londra, 1999), che, in materia di protezione dei campi elettromagnetici, raccomanda agli Stati di attenersi rigorosamente al principio di precauzione, assumendo un fattivo atteggiamento di prevenzione. Tale raccomandazione è per altro coerente con quanto stabilito dall'art. 174 del Trattato di Amsterdam, costitutivo dell'Unione Europea.

IV - I millecinquecento uomini di scienza
La lettera inizia con un richiamo ai 1500 uomini di scienza che avrebbero difeso, con un loro appello, la libertà della scienza. Si tratta in realtà di un assai inferiore numero di persone che hanno preso la parola per difendere il loro diritto di prendere soldi dall'industria farmaceutica, agrobiotecnologica e zootecnica, in cambio del loro apprezzato lavoro, anche trascurando di conoscere interamente le conseguenze di tale lavoro, laddove risultassero in contrasto con la tutela della biodiversità.
Dato che la comunità scientifica nella introduzione di nuove tecnologie ha un vested interest ["interesse sacro" - nota di XmX], va considerata come una lobby e, in quanto tale, vanno contemperate le sue esigenze con quelle della società civile.

V - Perché non riconoscere l'elettrosmog?
Grazie al freedom of information act ["legge sulla libertà di informazione" - nota di XmX], decorsi i termini prescritti di secretazione, si è appreso che la Marina degli Stati Uniti, nei trascorsi decenni, includeva nelle guidelines ["linee guida" - nota di XmX] per le domande di finanziamento delle ricerche l'obiettivo di dimostrare la inconsistenza degli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute. Tale impostazione tutelava interessi rilevanti non concernenti la salute pubblica, che oggi appaiono non più attuali. E' da ritenere che numerosi lavori scientifici d'allora siano stati condizionati da detto obiettivo, ma negli ultimi due decenni sono stati sviluppati molti lavori scientifici ricchi di risultati concernenti la interazione biologica dei campi elettromagnetici.
La Commissione europea, nella relazione di accompagnamento della proposta di raccomandazione (1998/268), che poi è stata assunta dal Consiglio (1999/519), riconosce:
"studi scientifici attestano un aumento del rischio per alcuni tipi di tumore, come leucemie, tumori del tessuto nervoso e, sebbene in misura limitata, tumori al polmone, tra i lavoratori del settore elettrico"
e ricorda i "dati epidemiologici sul rischio di tumore conseguente all'esposizione a frequenze estremamente basse, tra le persone che vivono vicino a linee di trasmissione ad alta tensione".
Il NIEHS, l'istituto nazionale degli Stati Uniti per la sanità ambientale, appartenente ai celebrati NIH (istituti nazionali di sanità) ha pubblicato un rapporto nel 1998 (report 98/3981) in cui, dopo aver classificato i campi elettromagnetici in bassa frequenza come possibili cancerogeni, afferma:
« la classificazione di campi elettrici e magnetici a 50 e 60 Hz come possibili cancerogeni è una decisione cautelativa che riguarda la salute pubblica, basata su una limitata evidenza di aumento di rischio di leucemia infantile in relazione all'esposizione di residenti, nonché su una aumentata incidenza di leucemia linfoide cronica associata con l'esposizione lavorativa ».

VI - Proposte discutibili
Non è infine condivisibile la proposta, contenuta nella lettera cui si risponde, di ignorare i "singoli e isolati risultati".
Ci sono risultati di singoli lavori sperimentali che non possono essere ignorati, almeno fino a quando non vengono confutati con una nuova contrastante sperimentazione. Tra questi l'esperimento australiano nel quale sono stati irradiati per 18 mesi con microonde, pulsate come nel GSM, ratti geneticamente modificati, con un gene che causa l'espressione del linfoma: i risultati, pubblicati nel 1997 (Rad. Research, 147, May 1997) evidenziano una significativa più alta frequenza di linfomi tra i ratti esposti, che tra i ratti dello stesso ceppo non esposti.
Altri risultati sono stati evidenziati riguardanti l'alterazione della pompa del calcio cellulare, della secrezione della melatonina e di alcune importanti funzioni del sistema immunitario.

VII - Cicero pro domo sua
Desta perplessità anche l'altra proposta contenuta nella lettera: quella di dare voce ad istituzioni "che siano scientificamente accreditate e indipendenti da ogni interesse coinvolto nella questione". Traspare il proponimento dei firmatari - la cui indipendenza appare acclarata solo rispetto alla volontà della maggioranza della popolazione che si è espressa attraverso il Parlamento - di ottenere una maggiore influenza presso le istituzioni e veicolare così la loro proposta di politica sanitaria, in contrasto con il recente orientamento internazionale fondato sul principio di precauzione.

Ove ciò accadesse, si rischierebbe di vanificare gli investimenti per la ricerca, i controlli, il catasto delle sorgenti elettromagnetiche che la implementazione della rete UMTS ha reso disponibili. E' infatti vero che gli interventi di salute pubblica vanno commisurati alle priorità, ma ciò non significa che i fattori di rischio a carattere ubiquo ed universale, ancorché non quantificati, debbano essere trascurati.

Milano, Venezia, Padova, Bolzano, Trento, Bologna, Siena, Pistoia, Camerino, Roma, Napoli, Andria, Bari, Palermo, addì 9 aprile 2001

Firmato,
Emilio del Giudice, INFN Milano, Livio Giuliani, ISPESL, direttore dipartimento, Venezia, Giampiero Ravagnan, ordinario Dipartimento Scienze Ambientali Università di Venezia, Gianni Tamino, ricercatore Dipartimento Biologia Università di Padova, Getullio Talpo, direttore scientifico Sistemi Ricerca, Padova, Gilberto Barone Adesi, ISPESL, direttore dipartimento Bolzano, Guido Maccaccaro, dirigente Medicina del Lavoro ASL Bolzano, Angelo Giovanazzi, primario Medicina del Lavoro, APSS, Trento, Fiorenzo Marinelli, primo ricercatore CNR Bologna, Enzo Tiezzi, ordinario Chimica Fisica, Università di Siena, Nadia Marchettini, ordinario Chimica Fisica Ambientale, Università di Siena, Michelangiolo Bolognini, dirigente medico AUSL Pistoia, Evandro Fioretti direttore Scuola Biochimica Clinica Universit&agravm; di Camerino, Fiorenzo Mignini, ricercatore Dipartimento Biologia Molecolare, Università di Camerino, Giancarlo Doddi, ordinario Chimica Organica Università La Sapienza, Agostina Congiu, associato di Biofisica, Università La Sapienza di Roma, Massimo Scalia, associato Fisica Matematica Università La Sapienza di Roma, Mauro Cristaldi, associato dipartimento Biologia Animale, Università La Sapienza di Roma, Lorenzo Villa, docente di Igiene, Università Tor Vergata, già dirigente di ricerca Istituto Superiore di Sanità, Roma, Settimio Grimaldi, ricercatore CNR Tor Vergata, Roma, Roberto De Bartolomeo, oncologo, Ospedale di Ostia, Giuseppina Castronuovo, associato Chimica Fisica Università Federico II, Napoli, Vittorio Elia, associato Elettrochimica Università Federico II, Napoli, Ugo Lepore, associato Chimica Generale, Università Federico II, Napoli, Savino Intingolo, neurochirurgo, Ospedale di Bari, Beradino Leonetti, oncologo, Andria, Roberto Ria, oncologo, policlinico di Bari, Vito de Blasi, dirigente medico AUSL Palermo, Maria Brai, Biocomunicazione, Università di Palermo.

HANNO COMUNICATO LA LORO ADESIONE
Francesco Bortolotto, senatore, Vicenza, Alessandro Fabretti, ingegnere, Zurigo, Marco Donzelli, avvocato, CODACONS Milano, Gabriele Volpi, ingegnere, CONACEM Livorno, Raffaele Capone, ingegnere, ROMA NORD Roma, Bianca Beatrice Ratti, matematico, ROMA NORD, Roma, Cristina Tabano, CODACONS Roma, avvocato, Domenico Ciandulli, Tribunale Diritti Malato S. Filippo Neri, Roma, Antonio Mercuri, ingegnere, VAS Marche, Elvira Russo, VAS Roma, Edoardo de Nicolais, chimico, CODACONS Benevento, Robmrto Barocci, Roma, Giuliano Bestiaco, Roma, Lanfranco Fattori, Pescara, Elisabetta Borgioli, Prato, Beatrice Bardelli, CONACEM, Pisa, Laura Cazzola, Sandra Biagioni, Tommaso Macedonio, Enrico Scirghi, Alessia Lombardi, Maria Cristina Lombardi, Leonardo Olmi, Livio Sicuranza, Alessandro Mercantelli, Sandra Piselli, Alberto Giovaninetti.


note e considerazioni

  • Nell'ottobre 1995, a Bologna, il celebre oncologo Cesare Maltoni, scomparso di recente, ha pubblicamente detto: "chi nega ancora qualsiasi effetto dei campi elettromagnetici sulla salute umana ignora volutamente i risultati della ricerca scientifica che ha ormai appurato la loro correlazione con l'insorgenza di tumori".

  • Sempre nell'ottobre 1955, il celebre fisico israeliano, John Goldsmith, dell'Università del Negev, anche egli recentemente scomparso, scriveva: "ci sono ragioni politiche, non scientifiche, per negare la nocività dei campi elettromagnetici".

  • Infine, un solo esempio pratico della mancata messa in atto del principio di precauzione: il prof. Prusiner (poi insignito del premio Nobel) è stato giudicato per molti anni un vecchio pazzo dai biologi molecolari che negavano che una proteina potesse duplicarsi (il prione). Sulla base delle opinioni scettiche e negatorie interessate (grandi industrie agricole, governi, industria dei mangimi, ecc.) è maturato il disastro della mucca pazza.


conclusione

Insomma, sbaglio o pure per l'amianto - a causa degli interessi in gioco - c'è voluto moltissimo tempo per fare qualcosa?   E quante persone sono morte di cancro per questo, e ne stanno ancora morendo?   Perciò nel caso di elettrodotti e antenne vicini ad abitazioni, scuole ospedali, ecc., se anche l'operazione fosse costosissima, mi sembrerebbe il caso di adottare le possibili contromisure.   Il tutto in paziente attesa di ricerche più complete e imparziali, che avranno tuttavia un'alta probabilità di evidenziare un grave danno reale, finora celato per gli enormi interessi in gioco.

Nel frattempo, a livello individuale possiamo scoprire con strumenti come questo quanto noi e i nostri cari stiamo rischiando, anche in casa, e prendere i necessari provvedimenti.

XmX                    


per saperne di più

su internet:
  • www.greenpeace.it/archivio/clima/elettrosmog.htm, in un amplissimo e dettagliato dossier di Greenpeace, tutta l'informazione che occorre per farsi un'opinione non emotiva e scientificamente ben motivata sull'elettrosmog, in tutte le sue varietà.
studi:
  • Cesare Maltoni, Morando Soffritti - "Valutazione dei potenziali rischi per la salute, con particolare riferimento a quelli cancerogeni, da esposizione a campi elettromagnetici a bassissima frequenza", Istituto di oncologia "F. Addarii", Bologna, Presidio oncologico multizonale di prevenzione e scienze ambientali, 16 Aprile 1991.
libri:

  • Giulio Brautti "Le radiazioni non ionizzanti", Nuovo Saggiatore, Luglio 1993.

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