I cacciatori di oggi
sono i miei nemici
(un saggio eremita contro la caccia)
di Mario Dumini
(per gentile concessione del quotidiano "Metro", del 19 Settembre 2000)
rif. 200900-081102
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Tra quelli che come "religioso" io devo assolutamente evitare, vi è colui che va a caccia.   Stare vicino a chi uccide per divertimento e non per necessità, è cosa deprimente per quelli che hanno il mio stesso spirito.   Conversare con costui significa complicità nell'uccisione dei miei simili più deboli.   Lo rispetterò, naturalmente, ma solo formalmente, come si usa con gli sconosciuti, ma di rapporti amichevoli non se ne parla.   Come potrei salutare chi danneggia il prossimo? Solo se costui rompe prima l'arma.

Come è possibile che in una terra così benestante e così ripiena di varietà di cibo ci siano ancora tipi che vanno a caccia e fanno questo pure su terreni non propri? Quello di andare a caccia di animali che appartengono a tutti, è uno dei tanti privilegi che piccoli gruppi di prepotenti riescono ad ottenere a spese dei più deboli gravando su una maggioranza che vorrebbe rispettare gli animali, ma che per quieto vivere lascia fare (dopotutto, chi ci rimette non è dei nostri).   In questo loro sanguinario modo di divertirsi chiameranno in ballo "democrazia", "tolleranza", "diritto allo svago"; vogliono per loro quello che non concedono ai più deboli.  

Ma in fondo, è sempre stato così; una maggioranza benestante e pacifica lascerà, finchè è possibile, una sua minoranza prepotente libera di fare quello che vuole se non tocca le proprie cose.   Così successe con gli ebrei e con altre minoranze religiose.

Ma perchè certi mancano di rispetto ad una creatura più debole? Principalmente perchè si annoiano, perchè preferiscono vivere nell'ignoranza (è meno faticoso), e nella loro grossolanità non trovano un amico sincero; per rivalutarsi ai loro occhi e a quelli del prossimo, devono fare cose che secondo loro li rendono "grandi".   Gli piace sentirsi forti con i deboli e apparire come sportivi dinanzi a quelli che giudicano superiori in tutto il resto.
Anticamente, per i violenti della società c'erano luoghi chiamati Circhi dove, sotto il nome di gladiatori, i violenti della società potevano sfogarsi tra loro ad armi pari, da veri sportivi.   Chi vinceva giustamente si arricchiva e chi perdeva si toglieva definitivamente dai piedi senza che nessuno rivendicasse per lui "diritti" e "giustizia" e "comprensione".   A quei tempi, ci si prendeva la responsabilità delle proprie scelte, non c'erano le ipocrisie di oggi spacciate come "civiltà" o "moralità cristiana".
Se un giorno diventeremo primi ministri, bisognerà ricordarsi di creare riserve di caccia dove i violenti possano in pieno diritto sfogare l'uno contro l'altro, più o meno sportivamente, i propri istinti bestiali, istinti che da come ce li spiegano sono "primordiali", impossibili da resistere, forse perchè certi sono ancora fermi, evolutivamente parlando, a quei tempi lontani.

Questo mio prossimo che va a caccia sostiene di essere cristiano.   Ho osservato che va alla messa domenicale, porta i bambini all'oratorio, partecipa alla processione in onore del santo patrono e a quelle delle varie madonne sul calendario.   Forse si confessa e si comunica almeno una volta l'anno, per non peccare.   Insomma, mi pare proprio un "cristiano".   basilica di San Pietro, in Vaticano Forse per questo lui sente che nessuno gli può dire nulla circa questo suo "diritto" di uccidere il suo prossimo più debole.   Si offenderebbe, reagirebbe parolacciando.   A chi si deve l'incoscienza di questo cristiano?   Non credo ci voglia molto a saperlo.
Mario Dumini, eremita  
 

MARIO DUMINI    


Eremita    

Mario Dumini è un moderno eremita che vive in una vera grotta, per estrema coerenza con se stesso, semplicemente perchè il mondo di oggi non gli piace. Le sue opinioni sono sempre dirette e... scomode.

(per gentile concessione del quotidiano "Metro", numero del 19 Settembre 2000)
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